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	<title>Barbax Studios &#187; sapere</title>
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		<title>Teoria esponenziale del sapere &#8211;bozza</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 13:41:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Caro amico, oggi voglio mettere per iscritto, prima che il tempo cancelli la lucidità che ho ora, qualche scioicchezza al riguardo della cultura. Perdonami se ti parlo delle mie esperienze ma ritengo necessario  farti capire come, attraverso quale percorso sono arrivato alla consapevolezza che ho ora:
Tanti anni fa, quand&#8217;ero ancora al liceo seguii un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-73" title="Exponentiale" src="http://www.barbax.it/wp-content/uploads/2009/07/Exponentials-265x300.png" alt="Exponentiale" width="265" height="300" />Caro amico, oggi voglio mettere per iscritto, prima che il tempo cancelli la lucidità che ho ora, qualche scioicchezza al riguardo della cultura. Perdonami se ti parlo delle mie esperienze ma ritengo necessario  farti capire come, attraverso quale percorso sono arrivato alla consapevolezza che ho ora:<br />
Tanti anni fa,<span id="more-70"></span> quand&#8217;ero ancora al liceo seguii un consiglio letterario che Piero Angela diede nella rubrica al termine di Super	Quark e comprai un libro: Impossibilità di John D. Barrow(sottotitolato: I limiti della scienza e la scienza dei limiti). Leggendo questo libro per la prima volta (in maniera cosciente) ho affrontato una riflessione sulla conoscenza, sulla sua essenza, sul suo significato. Lo spunto è venuto quando l&#8217;autore parlava del fatto che le teorie scientifiche col tempo si vanno unificando. Banalizzando possiamo dire che col tempo troviamo nuove formule che includono al loro interno tante formule piu semplici. Possiamo dire che col tempo scopriamo il nesso che c&#8217;è tra i diversi fenomeni e siamo in grado di descrivere fenomeni che fin ad ora abbiam considerato diversi con leggi uniche. Pensa all&#8217;elettromagnetismo e a quello che hanno rappresentato le equazioni di Maxwell. Ecco dunque che sorridendo pensai a come la scienza cerca LA formula, ovvero l&#8217;equazione che da sola sia in grado di rappresentare tutto. Molto affascinante.</p>
<p>Una volta Vito, il mio professore di Automatica, a lezione disse una cosa molto bella. Quando la disse avrei voluto alzarmi e sstringergli la mano perchè pensava esattamente quello che pensavo io. Ecco Vito parlava di come gli piacesse trovare nessi tra le varie scienze, trovare dei comportamenti che si ripetessero. In sostanza parlava del fatto che per lui talvolta studiando psicologia si trovava a leggere concetti già affrontati, da una diversa prospettiva in altre discipline, come ad esempio la matematica. Ecco, in quel momento il mio stato d&#8217;animo era rasente la commozione per le parole di Vito. Stimo molto Vito.</p>
<p>In quel periodo ero molto addentrato nello studio dei lingiaggi di programmazione ed il  mio motto era “astrazione, unica via”.  Mi piace programmare. Programmare ti permette di astrarre. E quanto più riesci ad astrarre, tanto più il codice è bello, sintetico, elegante. Programmare mi ha sempre rilassato.</p>
<p>Ecco dunque che in quel periodo elaborai la teoria esponenziale della conoscenza. Io sostenevo (e tuttora ne son convinto) che la conoscenza non è linearmente collegata al sapere (definendo la conoscenza come conoscenza e comprensione del mondo e degli eventi che ci circondano ed il sapere come quantità di informazioni possedute). A mio avviso la conoscenza di una persona cresce in maniera esponenziale rispetto al sapere. Avevo coniato il motto. Quanto più sai, più sai. Ecco tutto, molto semplice. Quello che sostengo è che all&#8217;aumentare del sapere aumenta la visione che si ha dei fenomeni che ci sono attorno. Quanto più la visione è ampia, tanto più siamo in gradi di comprendere. Quanto più siamo in grado di astrarre, tanto più capiamo il mondo e ciò che avviene intorno a noi. Astrarre un concetto di una disciplina e vedere che tale astrazione è uguale a quella ottenuta con un concetto apparentemente diverso di un altra disciplina. Non parlo di concetti simili, almeno non per forza. Quello di cui ti parlo è la similitudine nell&#8217;astrazione. E quanto più sai puù puoi astrarre e quindi più sai. I sostanza quello che dico è che il “Giuoco delle perle di vetro” esiste e meglio sai giocarci, più sai.</p>
<p>In realtà non basta sapere&#8230; un requisito essenziale è la capacità di astrarre. Ci son innumerevoli persone che sanno, ma non sanno. Sapere sennza collegareè un esercizio sterile e faticoso. Sapere, collegando è sapere di più &#8230;TBC</p>
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