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	<title>Barbax Studios &#187; riflessioni</title>
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	<description>web design &#38; modern development &#124;&#124; Social Networking experiments</description>
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		<title>Creare un design di successo</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 22:14:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da dove viene l&#8217;ispirazione per un design di successo? Innanzitutto dovremmo interrogarci cosa sia un design di successo. Per come la vedo io, un design di successo è un design innanzitutto bello, abbastanza (e dopo capiamo perchè solo abbastanza) originale, di impatto che ottenga l&#8217;effetto desiderato, qualunque esso sia. Un design non può mai essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da dove viene l&#8217;ispirazione per un design di successo?</p>
<p>Innanzitutto dovremmo interrogarci cosa sia un design di successo. Per come la vedo io, un design di successo è un design innanzitutto bello, abbastanza (e dopo capiamo perchè solo abbastanza) originale, di impatto che ottenga l&#8217;effetto desiderato, qualunque esso sia.</p>
<p>Un design non può mai essere totalmente originale. Credo sia finita l&#8217;epoca della originalità e sia iniziata l&#8217;epoca in cui ci si interroga su cosa prendere, da chi prenderlo e come metterlo assieme. Tutto, (per beneficio di dubbio diciamo anche) o quasi tutto è già stato fatto sul web quindi è improbabile poter apportare innovazioni di design.</p>
<p>Seppur si parta con le più buone intenzioni e ci si metta davanti ad un foglio bianco con dei pastelli il risultato in qualche misura non potrà essere mai statisticamente originale. Il web spesso viene associato a sistemi biologici, più o meno intelligenti. Senza congetturare troppo su questo mi sento di dire che nel web di certo vigono le leggi di darwin. La selezione naturale è tra le piu belle caratteristiche del web.  I siti nascono, crescono, si riproducono, muoiono in funzione del successo che hanno. Lo stesso vale per quanto è legato al web come i browser (fortunatamente infatti internet explorer si sta lentamente estinguendo proprio grazie al darwinismo del web), gli standard, i protocolli, i design.</p>
<p><span id="more-303"></span>Da dove partire dunque per fare un design di successo? Innanzitutto, sempre con un pensiero alla genetica, bisogna prendere i geni dominanti, quelli che danno un vantaggio. Nel web questi geni si chiamano User Interface Patterns. Questi pattern sono una serie di regole che permettono a chi costruisce il design della UI di adottare delle best practice che garantiscono il raggiungimento degli obiettivi specificati nella descrizione del pattern stesso.  Basterà leggerli una sola volta per capire che quando riteniamo che un sito è bello e funzionale, probabilmente rispetta questi pattern. Leggerli non solo è piacevole ma la  loro conoscenza cambia l&#8217;approccio e la visione del web. Conoscere questi pattern è per un moderno deisigner come conoscere la differenza tra html e xhtml: un fondamento!</p>
<p>Una volta che si siano studiati i pattern e capito perchè un certo menu è fatto in un certo modo e con un dato colore  bisogna produrre qualcosa. Quando si deve creare un design è sempre qualcosa di speciale. Io personalmente son sempre molto riflessivo e introspettivo nella creazione di un nuovo design. Cerco di creare qualcosa di emotivamente significativo, che dia qualcosa oltre l&#8217;aspetto visivo e di utilizzo e che sopratutto comunichi una sensazione. Filosofia a parte, ogni volta che bisogna creare una design è sempre una tragedia! Son nervoso e indispettito con tutti, o come dice <a title="Fipillo" href="http://www.fipillo.it/" target="_blank">fipillo</a>, tendo a trattare la gente con sufficienza. Amici miei, se vi tratto con sufficienza è perchè son incazzato col mondo alla ricerca dell&#8217;ispirazione.</p>
<p>In questi casi gli approcci che io adotto per la creazione di un design son principalemnte  3</p>
<ol>
<li>Chromium , foglio di carta, matita, pastelli a olio, musica</li>
<li>Chromium ,Photoshop,Illustrator e musica</li>
<li>Uscire con gli amici a spassarsela <img src='http://www.barbax.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </li>
</ol>
<div>Chromium (Chrome per chi non usa linux) è il mio browser preferito ed è fondamentale per la creazione di un design.</div>
<div>Tipicamente infatti quando voglio creare qualcosa di nuovo, guardo cosa già c&#8217;è. Ripasso quello che so sui pattern UI e guardo qualche bel sito. Vedere cose belle aiuta a farne di altrettanto belle. Sia che si usi un foglio di carta o si facciano sketch su Phtoshop o Illustrator ho sempre il mio browser davanti con una decina di siti che mi trasmettono le emozioni che voglio trasmettere a mia volta.  E&#8217; importante ispirarsi senza copiare, senza usare gli stessi colori o le stesse forme ma traendo libera ispirazione da quanto di bello già c&#8217;è. Il resto è pura creazione, fantasia, estro e pazzia. Non bisogna mai farsi prendere dalla foga creativa ma interrompere il lavoro per dedicarsi all&#8217;approccio n°3 che è la parte più importante in quanto permette di tornare dopo qualche ora o dopo qualche giorno al proprio lavoro avendo dimenticato quanto si è fatto in precedenza. Questo permette di apportare idee nuove e imprevedibili.</div>
<div>Infine mi senti di dover parlare dell&#8217;orario. Non c&#8217;è un orario per il design perfetto, però c&#8217;è un orario in cui si è piu creativi. Io, son 11 anni che &#8220;creo&#8221; solo di notte. Il mio orario, l&#8217;orario in cui son davvero concreto inizia alle 21.30. Prima ho troppa voglia di perder tempo, uscire, suonare o ascoltar musica. La notte nel mio caso è la più grande fonte di ispirazione. Immagino non sia per tutti così, ma credo che ogn&#8217;uno abbia il proprio orario preferito. Qualunque sia il tuo orario ricorda di staccare e riprendere dopo aver fatto altro. Questo dà un tocco di imprevedibilità al tutto.</div>
<div>Buon design, e buonanotte!</div>
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		<title>Università</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 16:54:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arrivò il periodo dell&#8217;università..Mentre mi laureavo alla triennale e entrai per la prima volta in contatto con l&#8217;informatica, quella vera. L&#8217;informatica si chiamava Viviana B. ed era una docente della facoltà di informatica di Torino: la mia relatrice. Al primo incontro andai convinto di fare bella figura, ma fui subito smontato dalla buona Viviana; Volevo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivò il periodo dell&#8217;università..Mentre mi laureavo alla triennale e entrai per la prima volta in contatto con l&#8217;informatica, quella vera. L&#8217;informatica si chiamava Viviana B. ed era una docente della facoltà di informatica di Torino: la mia relatrice. Al primo incontro andai convinto di fare bella figura, ma fui subito smontato dalla buona Viviana; Volevo fare una tesi sulla sicurezza informatica, credendo che conoscere qualche cosa di networking e qualche rimedio agli attacchi comuni fosse sufficiente a fare una tesi. Ho ricevuto parecchi schiaffi (morali ovviamente)  da Viviana che mi ha fatto capire che l&#8217;informatica è una cosa seria, che è una branca della matematica e che non basta credere ma bisogna sapere per essere un informatico. Ancora oggi penso che quello che sono oggi è in larga misura merito dell&#8217;incontro con lei. La mia tesi alla fine è stata sulla sicurezza informatica, sulle basi, ovvero la crittografia. Interessante studio e tesi mediocre.</p>
<p>Nello stesso anno feci un acquisto davvero azzardato: Matrox RTX 100; <span id="more-272"></span>una scheda di editing video realtime professionale che mi avrebbe permesso di portare avanti un altra delle mie passioni: il cinema. Volevo infatto fare dei corti e montarli. Montare i video che facevo con i miei amici. E volevo falo al meglio e quindi comprai il meglio. Purtroppo però ho fatto davvero pochi video e oggi la mia povera matrox non posso utilizzarla perchè è compatibile solo con wondows e io sono solo su linux al momento. Progetto però di creare piu in la un muletto con windows xp da utilizzare solo per i montaggi.</p>
<p>L&#8217;estate di quell&#8217;anno a Milano ebbi il mio primo contatto con Linux. Massimo (a.k.a. <a title="Maintux" href="http://maintux.wordpress.com/" target="_blank">Maintux</a>) che era già da un anno iscritto ad Ingegneria Informatica al POLIMI mi installò Ubuntu su un mio vecchio portatile. Lo ho usato poco quel portatile. Andava bene, ma non mi era utilissimo. Finchè non lo utilizzai per sperimentare i server e iniziai così a imparare a configurare apache, php, mysql. Usavo quel portatile, che è ancora qui vicino a me come server remoto, locale sul quale mettevo l&#8217;oggetto della mia programmazione e lo testavo. Non ha molto senso, lo so, ma era stimolante perchè dovevo configurare linux, samba e i veri servizi.</p>
<p>Passata l&#8217;estate, decisi che dovevo già iniziare a  lavorare per produrre la tesi della specialistica e che questa volta non volevo toppare con la mia relatrice. Ci tenevo a lavorare da informatico vero e fare un lavoro &#8220;scientifico&#8221;. Allora contattai subitoViviana che fu contenta della mia iniziativa. Le chiesi di fare una tesi sperimentale, dove sviluppavo un sw per la gestione del funzionamento, da interfaccia web, di reparti militari, includendo la logistica e il personale. Iniziai a lavorarci e scrissi qualcosa, una bozza di quanto volevo produrre. Già funzionava qualcosa e glielo mostrai. Ancora una volta Viviana mi ha cambiato la vita. Lo ha fatto in 2 momenti diversi, sempre per la preparazione della tesi specialistica, consigliandomi 2 libri che sono le pietre miliari del mio credo attuale. Il primo libro che mi ha fatto leggere è stato: Progettare siti web standard di Jeffrey Zeldman. Questo libro mi ha letteralmente sconvolto. Non è una guida su come fare siti internet. E&#8217; la storia di internet e di perché è cosi. E&#8217; la visione chiara di come si deve fare web. E&#8217; un libro illuminante che ha dato la direzione giusta al mio lavoro. Un altro libro, bellissimo è stato Basi di dati, di Atzeni,Ceri,Paraboschi. Questo libro è stato il primo libro di Informatica che abbia mai letto. Mi ha dato l&#8217;approccio corretto ai problemi relativi alla progettazione delle basi dati. A distanza di qualche anno poi ho conosciuto uno degli autori di quel libro (il prof. Ceri) e sostenuto con lui l&#8217;esame di basi dati al POLIMI per la laurea in ingegneria Informatica.</p>
<p>Mentre Viviana cambiava per sempre la mia vita Cristian contribuiva anche lui a dargli una svolta importante presentandomi Walter che aveva bisogno di un sito internet per promuovere eventi e serate. Nulla di meglio che una esperienza del genere per imparare nuove cose. Nel giro di un mese realizzai per Walter il sito con gallerie fotografiche e newsletter. Imparai la gestione delle immagini con GD e i problemi dell&#8217;autenticazione.</p>
<p>L&#8217;anno trascorse. Msn era sempre li, sempre acceso. Il mio portatile Ubuntu era sempre li come server locale a farmi studiare e fare da repository ai sorgenti che scrivevo. Un altro grande cambiamento era alle porte: Gmail, Adsense, MOU.</p>
<p>Avevo aperto gmail perché mi serviva un account google per utilizzarne i servizi, in particolare volevo provare Analytics. Dopo poco capii che gmail era diverso da tutto quello che avevo visto prima. Gmail era il punto di taglio con i vecchi client mail. Gmail per me infatti è stata la prima webmail che non mi ha fatto sentire l&#8217;esigenza di utilizzare outlook per leggere la posta. Risolvevo di colpo il problema di fare backup delle mail e di accedere ovunque alla mia posta.</p>
<p>Fu cosi che le mie tante caselle mail finirono tutte su gmail e che la mia password di gmail divenne piu forte. Col tempo avrei scoperto che google ha tante altre cose fantastiche da usare che fanno al caso mio, e di chiunque a dire il vero.</p>
<p>Quell&#8217;estate mio padre mi chiese la realizzazione di un sito, MagistratiOnorariUniti (MOU) che realizzai in un mesetto. Riciclai qualcosa dal codice scritto per Walter e scrissi da zero un forum (pazzo e inesperto che ero!) aggungendogli la parte social delle foto e dei profili con i messaggi privati tra gli utenti. Oggi quel sito ha migliaia di contatti giornalieri e introiti pubblicitari in grado di ripagare il servizio di hosting.</p>
<p>Si arriva a Natale. Quel natale 2 decisioni importanti sono state prese: clunk e il cambiare tesi di laurea. Le cose possono sembrare disconnesse, ma in realtà son collegate. C&#8217;entra anche Walter in questa storia, ma non spiegherò quì come e perchè. In ogni caso.. Quel Natale mi venne l&#8217;idea di Clunk e realizzai che la mia tesi era una cosa inutile, cioè, una cosa che sarebbe rimasta una speculazione fine a se stessa. Decisi allora di provare a cambiarla e ideai come soluzione la realizzazione di un social network, chiuso, per il mio corso di laurea. In una sera riprogettai la mia tesi tracciando le basi per la creazione di clunk. In sostanza incentrai il progetto della tesi e il progetto del social network che volevo realizzare su quello che volevo studiare per poi realizzare clunk. Scrissi allora a Viviana che accettò i miei cambiamenti.</p>
<p>Quello era l&#8217;anno degli eeePC. Era nato il concetto di Netbook e la Asus produsse il primo netbook da sette pollici. Inutile dire che lo comprai. Di corsa andai alla FNAC di torino e tornai a casa col mio eeePC. Dopo 2 ore avevo già ripiazzato l&#8217;eeePC al mio amico Benedetto (Benedetto è il nome)  che lo ricomprò al prezzo d&#8217;acquisto. Era frustante lavorare sul 7 pollici. Schermo infimo e risoluzione troppo bassa per navigare in internet. E poi tastiera troppo, troppo piccola per me. Dovetti attendere l&#8217;uscita del successore, l&#8217;eeePC da 9&#8243; per diventare possessore di un netbook. Ma anche il 9&#8243; pollici non durò parecchio pochè la tastiera mi stava stretta e la risoluzione non era ancora quello che volevo. Allora il buon Luca Maria acquistò il mio netbook permettendomi di acquistare il mio attuale eeePC da 10&#8243;. Quel pollice in più mi ha dato la risoluzione che cercavo, un touchpad migliore ed una tastiera quasi umana. Se riuscissi a venderlo però confesso che comprerei volentieri il 12&#8243; che è il miglior compromesso con tutto.</p>
<p>In 3 mesi, tra gennaio e marzo, realizzai il social network che è ancora attivo e utilizzato dai 200 iscritti del mio corso di studi (<a title="185° Corso Fierezza" href="http://www.185fierezza.it">www.185fierezza.it</a>). La tesi andò molto bene; descrissi nei vari capitoli le aree salienti della realizzazione del social network. A posteriori guardo con orrore il mio lavoro poichè oggi lo vedo molto immaturo. Ma in quel periodo ero molto contento di quanto avevo realizzato. Viviana era contenta di me ed io mi convinsi che era il caso di continuare a studiare.</p>
<p>Elaborai allora la teoria secondo la quale dovrei smettere di lavorare per potermi concentrare solo negli studi. Una utopia questa perchè se non lavoro non posso mantenermi negli studi, ne tutto il resto. Allora il comrpromesso è arrivato dopo un anno di pausa e catarsi dove ho maturato la decisione di reiscrivermi all&#8217;università.</p>
<p>La laurea arrivò. Questa volta la tesi riscosse molto piu successo ed ebbi il massimo dei voti (alla tesi). Insieme alla tesi arrivò anche il nuovo HTC Diamond. Il mio P3600 è stato archiviato e dopo qualche anno venduto poichè inutilizzato. Il diamond era fantastico. Piccolissimo e piu potente del p3600 e con il sirfstar3, il miglior chip gps del momento. In 2,8 Pollici c&#8217;erano 640&#215;480 pixel, il doppio del precedente. Un immensità. Una densità mai vista e poi il touch flo 3d che finalmente mi rendeva indipendente dall&#8217;interfaccia di windows mobile. L&#8217; HSDPA andava esattamente al doppio della velocità del predecessore. I 4Gb di ROM interna poi mi rendevano indipendente dalle micro sd.</p>
<p>Quell&#8217;estate Massimo inizio a collaborare con me a clunk. In realtà massimo all&#8217;epoca lavorò per me in quando volevo sviluppare clunk da solo e dare in outsourcing solo dei pezzi di progetto. A Massimo commissionai la chat ajax. Max, con cui avevo già collaborato in passato per Unionturismo (alla quale ha collaborato per la grafica anche Marco C., anche lui compagno del Liceo) e per un altro progetto di cui non ricordo il nome, ma i cui sorgenti sono ancora nella webroot del mio server locale di testing, fece la chat come da specifiche (parola che iniziai a utilizzare per interfacciarmi con lui). La chat la implementai nel mio social network di corso e al momento è ancora li che funzionicchia. Dopo poco mi convinsi che Massimo non doveva essere un dipendente ma un socio. In pompa magna andai a casa sia a Milano. Lui abita con suo fratello (Nicola, mio compagno di Classe al Liceo) e quel fine settimana oltre a fare bagordi con nicola feci a Massimo la proposta di diventare mio socio. Gli illustrai la versione del momento di clunk e lui accettò. Gli diedi accesso a quanto finora realizzato.</p>
<p>Capimmo allora di avere bisogno di strumenti di sviluppo seri. Iniziammo ad utilizzare SVN e entrai per la prima volta in contatto con le IDE. Finora avevo realizzato migliaia di righe di codice senza una IDE. Scrivevo i miei progetti utilizzando editor php qualunque. Oggi mi rendo conto di quanto tempo ho buttato via. A quel periodo risalgono quindi l&#8217;entrata nella mia vita di SVN e di Eclipse e Netbeans.</p>
<p>Un altra importante scossa la diede ancora Massimo suggerendomi e di fatto imponendomi l&#8217;utilizzo di ZendFramework. Io programmavo in maniera pessima. Scrivevo script, al massimo funzioni. Non sapevo cosa era la Programmazione orientata agli oggetti ne la Progettazione orienta agli oggeti. Non è che ero cosi ignorante, in quanto Viviana mi aveva dato da studiare java per la mia tesi (perchè nella tesi iniziale volevo creare un demone di sistema che faceva qualcosa che non ricordo di preciso). Avevo fatto quindi qualcosa in java, ma in realtà non avevo mai programmato nulla a oggetti e non avevo certo mai usato php a oggetti. Massimo portò tutto quello che avevo fatto io in Zend. Nella mia vita entrò MVC. Massimo provò a spiegarmelo. A me sembrò una figata. MVC rappresentava per la scrittura di codice quello che xhtml aveva rappresentatò per il web. Massimo era il mio Zeldman.Mi chiedeva specifiche e io gli davo indicazioni. Lui mi chiedeva direttive io chiedevo consigli. Clunk è rimasto arenato per molto tempo senza passi in avanti e la mia collaborazione con Massimo, a causa della mia impreparazione è finita in un nulla di fatto. Altri progetti hanno portato Massimo lontano da clunk. La mia prima esperienza di project manager è stata fallimentare purtroppo, ma non avevo le basi per poter gestire un progetto del genere.</p>
<p>Finita l&#8217;università mi trasferii a Padova.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leggi i capitoli precedenti : <a title="Genesi" href="http://www.barbax.it/2011/01/06/genesi/#content">La genesi</a> e  <a title="Cellulare ed internet" href="http://www.barbax.it/2011/01/06/cellulare-e-internet/#content">L&#8217;avvento del cellulare e di internet</a></p>
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		<title>Avvento del Cellulare e di Internet</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jan 2011 21:44:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non credo di essere così vecchio (25 anni, ancora per qualche giorno) ma ricordo, e sembra passata una eternità ai tempi delle superiori dove si iniziavano a vedere i primi &#8220;Cellulari&#8221;. Mattoni da mezzo chilo, che ci si trascinava appresso. A posteriori mi chiedo se serviva davvero. Ovviamente la risposta è no ma come rinunciare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non credo di essere così vecchio (25 anni, ancora per qualche giorno) ma ricordo, e sembra passata una eternità ai tempi delle superiori dove si iniziavano a vedere i primi &#8220;Cellulari&#8221;. Mattoni da mezzo chilo, che ci si trascinava appresso. A posteriori mi chiedo se serviva davvero. Ovviamente la risposta è no ma come rinunciare alla comodità di quel mattone rispetta alla già obsoleta cabina telefonica? Sembra passata una vita dall&#8217;ultima volta che ho fatto una chiamata da una cabina telefonica. Poi si sono diffusi gli sms. Sono rimasto indenne agli sms per qualche anno, prima di coglierne il potenziale.</p>
<p>Tutto è iniziato a causa della Vodafone, e del mio compagno di banco, Valentino. <span id="more-267"></span>Non ricordo bene perchè, o percome, ma Valentino mi regalo la sua sim Vodafone (il numero che ho ancora!) perchè la mia ragazza dei 17 anni aveva Vodafone e bisognava per forza messaggiarsi. All&#8217;epoca non sapevo che esisteva il t9 e come si utilizzasse. Ricordo che morivo dal ridere in classe a vedere Valentino che parlava con la prof di italiano (la D.) e contemporaneamente sotto banco mandava messaggi senza guardare cosa scriveva. Un vero prodigio per me a quei tempi. Su suggerimento di Valentino attivai una promozione che mi permetteva di inviare 100 sms verso Vodafone, al giorno. Al giorno. Non li avevo mandati in tutta la mia vita 100sms. Cosi, grazie a Valentino, alla mai fidanzatina e sopratutto a Vodafone iniziai a imparare ad usare e successivamente a diventare &#8220;addicted&#8221; agli sms. Gli anni successivi li passai felice vivendo serenamente l&#8217;evoluzione della tecnologia. Festeggiando l&#8217;avvento delle fotocamere nei cellulari con centinaia di foto che potevo condividere grazie all&#8217;avvento ed alla diffusione degli mms e grazie a Vodafone che mi aveva dato l&#8217;opportunità di abbonarmi ad una straordinaria offerta che mi permetteva di mandare mms con la stessa policy con cui mandavo sms. Straordinario, il mondo era mio!</p>
<p>Contemporaneamente all&#8217;avvento degli sms nella mia vita vi fu il primo computer portatile. Pesava 3kg e mezzo e la batteria durava un ora, forse 80 minuti. Era fantastico. Ero uno dei pochi ad avere il portatile all&#8217;epoca e potevo addirittura, utilizzando il cellulare collegarmi in gprs ad internet. La tecnologia era nelle mie mani. Mi pareva incredibile potersi connettere con un cellulare ad internet, quando internet era entrato nella mia vita solo due anni prima, con il modem 36k e il doppino telefonico</p>
<p>Dopo poco arrivò l&#8217;UMTS che cambiò tutto, di nuovo (sembra la pubblicità dell&#8217;apple). E l&#8217;UMTS, oltre a permettermi di andare piu veloce in internet aprì le porte alla videochiamata. Signori della Apple, sign. Steve Jobs..io ho scoperto la videochiamata 10 anni fa con il mio primo paccofonino dell 3. E&#8217; molto singolare che voi sosteniate di averla inventata voi quest&#8217;anno. In ogni caso la videochiamata durò poco nella mia vita poichè mi annoiai presto di vedere in faccia i miei interlocutori. Sentirli era abbastaza, e poi.. il mio portatile nuovo aveva la webcam e msn all&#8217;epoca supportava la videochiamata. Pure della cam di msn mi stancai presto. Non avevo bisogno di guardare la gente in faccia.. c&#8217;eran sempre gli sms.</p>
<p>Nello stesso periodo approdavo sul serio su internet. Facevo le mie prime esperienze di creazione siti. C&#8217;era front page e dreamweaver, l&#8217;ftp e gli hosting gratutiti. La mia mail era hotmail, ma anche tiscali, ma anche libero e supereva. Insomma&#8230;sperimentavo. E c&#8217;era html.it con le sue guide for dummies.</p>
<p>Deluso dall&#8217;esperienza con la 3 cercai altrove sollievo e acquistai il mio primo palmare. Grosso, voluminoso e pesante.. ma aveva l&#8217;antenna gps. In un colpo solo nella mia vita entrarono palmare e gps. Mancava di connettività mobili però. Aveva solo il wifi. Però in compenso avevo le mappe di tutta europa e la connessione wifi. Quello fu il mio primo incontro con il pennino! Col pennino  navigavo nel mio palmare, ma navigavo in tondo intorno ad una boa perchè c&#8217;era ben poco da fare e allora il mio palmare divenne il mio navigatore gps.</p>
<p>Dal punto di vista di internet ero msn addicted e avevo la teoria di dover essere raggiungibile in msn 24h/24. Di fatto il mio portatile era sempre acceso, msn sempre connesso. Avevo un progetto, mai realizzato a dire il vero, che consisteva nello scrivere un software che registrasse la frase di msn, lo stato. Ci tenevo molto al mio stato, alla frasina che mettevo sul mio msn. Avevo anche iniziato lo studio e avevo anche trovato i sorgenti in php per realizzare un client msn. La mia idea era di rendermi amico dell&#8217;account a cui era connesso il client php e di far fare al client logging delle frasine in modo da registrarle in un database. In ogni caso all&#8217;epoca non ero in grado di realizzare questo robo e tutto è andato in fumo. Avevo ovviato usando un file di testo dove manualmente annotavo le mie frasine quando le cambiavo, annotando anche data e ora del cambiamento di stato (ci tenevo davvero). Msn mi ha seguito per molti anni e pensavo fosse insostituibile. A volte scoprivo che qualcuno dei miei conoscenti non aveva msn e mi sembrava assurdo che nel terzo millennio ci fosse qualcuno che non lo avesse.</p>
<p>D&#8217;un tratto, per caso, scoprii l&#8217;esistenza dell&#8217;HTC P 3600. Mi sembrava incredibile. Un palmare, grosso come un telefono, con navigatore GPS integrato, connettività UMTS e wifi. Dopo poco lo ebbi e mi sembrava incredibile che cosi tanta tecnologia potesse stare nella mia mano. Persino internet era sempre accessibile. Internet ovunque sul cellulare, navigando dal cellulare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8230;vai al capitolo precedente : <a title="Genesi" href="http://www.barbax.it/2011/01/06/genesi/#content">La Genesi</a> o continua con il prossimo capitolo: <a href="http://www.barbax.it/2011/01/07/universita/#content">Università</a></p>
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		<title>Genesi</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jan 2011 21:42:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tutto iniziò con un computer x86 con il monitor nero e verde che era nello studio di mio padre. Non credo di averlo mai usato. Ricordo il rumore della stampante ad aghi. Poco dopo arrivò il 386, il primo computer con cui io sia mai entrato in contatto. All&#8217;epoca si pensava che il computer era [...]]]></description>
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<p>Tutto iniziò con un computer x86 con il monitor nero e verde che era nello studio di mio padre. Non credo di averlo mai usato. Ricordo il rumore della stampante ad aghi.</p>
<p>Poco dopo arrivò il 386, il primo computer con cui io sia mai entrato in contatto. All&#8217;epoca si pensava che il computer era un qualcosa di sofisticato e scientifico. Mio padre lo usava per qualche programma di gestione clienti o forse gestione finanziaria.. io per i giochi di ms-dos. Ricordo prince of persia; non sono sicuro di averlo realmente finito. Per giocare dovevo imparare per forza qualche comando dos. Quello fu l&#8217;inizio della mia formazione: i giochi su dischetti. Ricordi confusi e poi il mio primo contatto con windows 95. Era ad un centro commerciale con mia madre. All&#8217;uscita c&#8217;erano delle promoter con uno stand e un computer&#8230; con uno schermo a colori (colori veri, non i grigiume visto fino allora). Non mi ci soffermai. Credo che era il periodo delle medie.</p>
<p>Arrivò a casa mia il Pentium 166Mhz. <span id="more-262"></span>Non ricordo come lo accolsi ma ricordo che iniziai ad usarlo. Non ricordo cosa facevo al pc, ma ci passavo una certa quantità di tempo. Ero affascinato e curioso, molto curioso. E&#8217; cosi che ho imparato windows, con la curiosità. I ricordi son confusi fino all&#8217;avvento del modem e di internet. Non ricordo perchè mio padre ci si abbonò, ma avevo internet! Dei miei conoscenti eravamo 3 o 4 ad averlo. Dei miei amici ero il solo. Non ricordo qual&#8217;era la policy di utilizzo di internet a casa mia. Son sicuro che però non potevo starci tanto perchè si pagava la telefonata per connettersi al provider. Tin.it è stato il mio provider. Mentre io crescevo la tecnologia avanzava e a casa mia rrivò il model 56K, il top della tecnologia per l&#8217;epoca. E con il 56K aumentò il tempo che potevo passare su internet. Inizialemtne passavo tanto tempo a cercare robe di musica, notizie di musica. L&#8217;esperienza di navigazione era abbastaza frustante. Le notizie erano poche e non c&#8217;era ancora, o forse non lo conoscevo io, Google. In compenso c&#8217;era C6. Ricordo, come un ricordo lontanissimo l&#8217;interfaccia arancione di C6 che usavo per &#8220;chattare&#8221; con due miei compagni di classe in 1^ e 2^ superiore. Con C6 ricordo le enciclopedie su CD-ROM, e l&#8217;avvento del CD-ROM ovviamente. I primi CD-ROM erano pesantissimi, molto piu densi di quelli attualmente in commercio. Insieme al CD ROM entrò nella mia vita, qualche anno prima, la Sound Blaster 16. Audio vero dal computer. Avevo a casa da molti anni 2 CD Audio Originali dei dire straits: Communique e Love Over Gold. Mio padre aveva comprato questo CD senza vere un lettore CD. Non mi spiego bene il perchè&#8230; però erano li a casa e con la Sound Blaster 16 e le casse del pc mio sembravano una cosa strordinaria. Non avevo mai ascoltato nulla del genere. Non so se avete presente quei due album. Ma non si possono dare in pasto a un 13enne due album del genere e pensare che ne esca indenne. Li ho ascoltati per ore entrando per la prima volta in contatto, in maniera consapevole, con l&#8217;effetto stereo (decisamente marcato in quei due album). E ora mentre scrivo non posso fare a meno di metterli di sottofondo, a palla, nonostante l&#8217;ora, provando gli stessi brividi di allora. Love over gold, ascoltatelo in cuffia (o a palla) e chiudete gli occhi. Ho i brividi io per voi.</p>
<p>Quegli anni trascorsero relativamente calmi creando le basi però di quanto ci sarebbe stato dopo.</p>
<p>&#8230;continua la lettura: <a title="Cellulare ed internet" href="http://www.barbax.it/2011/01/06/cellulare-e-internet/#content">L&#8217;avvento del cellulare e di internet</a></p>
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		<title>(La mia) storia della tecnologia  e dell’informatica</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jan 2011 09:37:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle cose sulle quali rifletto spesso è il punto a cui è arrivata la tecnologia contemporanea. Ci penso davvero spesso e con stupore di bambino gioisco sorridendo soddisfatto del livello di tecnologia e informatizzazione che ha raggiunto la mia vita. Nel breve periodo pubblicherò la Storia della tecnologia, ovvero la mia versione dell&#8217;evoluzione della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle cose sulle quali rifletto spesso è il punto a cui è arrivata la tecnologia contemporanea. Ci penso davvero spesso e con stupore di bambino gioisco sorridendo soddisfatto del livello di tecnologia e informatizzazione che ha raggiunto la mia vita. Nel breve periodo pubblicherò la Storia della tecnologia, ovvero la mia versione dell&#8217;evoluzione della tecnologia e dell&#8217;informatica. E&#8217; la mia visione della tecnologia che ci circonda e sebbene non sia seriamente la storia della tecnologia e dell&#8217;informatica è la storia di come la tecnologia e l&#8217;informatica siano entrati e siano parte della mia vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>EDIT:</p>
<p>Ecco qui la storia in capitoli:</p>
<p><a title="Genesi" href="http://www.barbax.it/2011/01/06/genesi/#content">La Genesi</a></p>
<p><a title="Cellulare e internet" href="http://www.barbax.it/2011/01/06/cellulare-e-internet/#content">L&#8217;avvento del Cellulare e di internet</a></p>
<p><a title="Università" href="http://www.barbax.it/2011/01/07/universita/#content">L&#8217;Università</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Teoria esponenziale del sapere &#8211;bozza</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 13:41:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Caro amico, oggi voglio mettere per iscritto, prima che il tempo cancelli la lucidità che ho ora, qualche scioicchezza al riguardo della cultura. Perdonami se ti parlo delle mie esperienze ma ritengo necessario farti capire come, attraverso quale percorso sono arrivato alla consapevolezza che ho ora: Tanti anni fa, quand&#8217;ero ancora al liceo seguii un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-73" title="Exponentiale" src="http://www.barbax.it/wp-content/uploads/2009/07/Exponentials-265x300.png" alt="Exponentiale" width="265" height="300" />Caro amico, oggi voglio mettere per iscritto, prima che il tempo cancelli la lucidità che ho ora, qualche scioicchezza al riguardo della cultura. Perdonami se ti parlo delle mie esperienze ma ritengo necessario  farti capire come, attraverso quale percorso sono arrivato alla consapevolezza che ho ora:<br />
Tanti anni fa,<span id="more-70"></span> quand&#8217;ero ancora al liceo seguii un consiglio letterario che Piero Angela diede nella rubrica al termine di Super	Quark e comprai un libro: Impossibilità di John D. Barrow(sottotitolato: I limiti della scienza e la scienza dei limiti). Leggendo questo libro per la prima volta (in maniera cosciente) ho affrontato una riflessione sulla conoscenza, sulla sua essenza, sul suo significato. Lo spunto è venuto quando l&#8217;autore parlava del fatto che le teorie scientifiche col tempo si vanno unificando. Banalizzando possiamo dire che col tempo troviamo nuove formule che includono al loro interno tante formule piu semplici. Possiamo dire che col tempo scopriamo il nesso che c&#8217;è tra i diversi fenomeni e siamo in grado di descrivere fenomeni che fin ad ora abbiam considerato diversi con leggi uniche. Pensa all&#8217;elettromagnetismo e a quello che hanno rappresentato le equazioni di Maxwell. Ecco dunque che sorridendo pensai a come la scienza cerca LA formula, ovvero l&#8217;equazione che da sola sia in grado di rappresentare tutto. Molto affascinante.</p>
<p>Una volta Vito, il mio professore di Automatica, a lezione disse una cosa molto bella. Quando la disse avrei voluto alzarmi e sstringergli la mano perchè pensava esattamente quello che pensavo io. Ecco Vito parlava di come gli piacesse trovare nessi tra le varie scienze, trovare dei comportamenti che si ripetessero. In sostanza parlava del fatto che per lui talvolta studiando psicologia si trovava a leggere concetti già affrontati, da una diversa prospettiva in altre discipline, come ad esempio la matematica. Ecco, in quel momento il mio stato d&#8217;animo era rasente la commozione per le parole di Vito. Stimo molto Vito.</p>
<p>In quel periodo ero molto addentrato nello studio dei lingiaggi di programmazione ed il  mio motto era “astrazione, unica via”.  Mi piace programmare. Programmare ti permette di astrarre. E quanto più riesci ad astrarre, tanto più il codice è bello, sintetico, elegante. Programmare mi ha sempre rilassato.</p>
<p>Ecco dunque che in quel periodo elaborai la teoria esponenziale della conoscenza. Io sostenevo (e tuttora ne son convinto) che la conoscenza non è linearmente collegata al sapere (definendo la conoscenza come conoscenza e comprensione del mondo e degli eventi che ci circondano ed il sapere come quantità di informazioni possedute). A mio avviso la conoscenza di una persona cresce in maniera esponenziale rispetto al sapere. Avevo coniato il motto. Quanto più sai, più sai. Ecco tutto, molto semplice. Quello che sostengo è che all&#8217;aumentare del sapere aumenta la visione che si ha dei fenomeni che ci sono attorno. Quanto più la visione è ampia, tanto più siamo in gradi di comprendere. Quanto più siamo in grado di astrarre, tanto più capiamo il mondo e ciò che avviene intorno a noi. Astrarre un concetto di una disciplina e vedere che tale astrazione è uguale a quella ottenuta con un concetto apparentemente diverso di un altra disciplina. Non parlo di concetti simili, almeno non per forza. Quello di cui ti parlo è la similitudine nell&#8217;astrazione. E quanto più sai puù puoi astrarre e quindi più sai. I sostanza quello che dico è che il “Giuoco delle perle di vetro” esiste e meglio sai giocarci, più sai.</p>
<p>In realtà non basta sapere&#8230; un requisito essenziale è la capacità di astrarre. Ci son innumerevoli persone che sanno, ma non sanno. Sapere sennza collegareè un esercizio sterile e faticoso. Sapere, collegando è sapere di più &#8230;TBC</p>
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		<title>Il bar dello sport</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 21:31:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Caro amico, dopo mesi di assenza mi faccio sentire di nuovo e ti scrivo. Ti chiedo scusa della mia lunga assenza ma, come sai, gli impegni, il lavoro, il divertimento hanno tenuto lontana la penna dal foglio. Questa volta ti scrivo (e bada che non scrivo solo a te) per parlarti di qualcosa che mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro amico, dopo mesi di assenza mi faccio sentire di nuovo e ti scrivo. Ti chiedo scusa della mia lunga assenza ma, come sai, gli impegni, il lavoro, il divertimento hanno tenuto lontana la penna dal foglio. Questa volta ti scrivo (e bada che non scrivo solo a te) per parlarti di qualcosa che mi turba, che mi strugge. Voglio  parlarti del bar dello sport.</p>
<p><span id="more-31"></span>Vedi, il bar dello sport è un etichetta che io, come ben sai, attribuisco a tutte le cose leggere. Nella mia fantasia il bar dello sport è un luogo dove si parla di banalità, di tutto e di niente o superficialmente di qualcosa in particolare. In un qualunque bar dello sport puoi parlare di motori, di donne, di calcio e di qualunque leggerezza tu abbia voglia. Ti chiederai, conoscendomi, cosa mi strugge e la risposta è semplice. Al bar dello sport si parla di politica. Politica! La politica è cosa seria e non sene dovrebbe parlare a cuor leggero. Oggi il nostro paese è un grande bar dello sport (almeno questo è il mio percepire). Si parla e si dicono banalità sempre e comunque. Del resto, il telegiornale parla dei tronisti…come potrebbe essere diversamente? Le parole passano, quello che scrivi no . Perdonami quindi se ti scrivo di questo ma lo faccio perché voglio che rimanga traccia, in me e in te che leggi, di quello che penso, del mio stato d’animo delle mie credenze. Margherita mi ha insegnato anche a stare zitto e mi ha insegnato ad ascoltare. Al bar Italia si parla di politica, ed io ascolto attento, interrogandomi su ciò che viene detto,  ponendomi domande  cercando delle risposte. Al bar tra un caffé e l’altro si parlava di Beppe Grillo, si, il comico Genovese. Si parlava della sua influenza mediatica . A me subito è venuto in mente il mito della caverna, ricordi Platone vero? Bhe al bancone si parlava di Grillo come di colui che ci libera dalle catene e ci fa uscire dal mondo delle ombre, come di colui che, libero a sua volta, fosse tornato indietro col suo verbo a convincere gli altri della bellezza della libertà, incappando nell’ira di chi vuole vivere nel mondo delle ombre. Grillo è quindi colui che si propone come guida al mondo vero. Pillola rossa o pillola blue? Ribrezzo. Credo sia facile sobillare un animo in tumulto, disgustato dalla sua posizione. Ritengo, caro amico, che noi uomini siamo macchine imperfette, mai paghi di ciò che abbiamo. Io non contesto Grillo, amico mio, ma contesto chi lo eleva a rango superiore di semidio, di guida. A me piace Grillo, fa ridere(seppure non ti nascondo che rido allo stesso modo con Silvio). Grillo è riuscito, col suo apparato e la sua compagine (la redazione) a creare una immagine di se quale indagatore e giornalista. Oramai al bar Italia Grillo è il verbo. Non ci sarebbe nulla di male in questo se la Gente prendesse da una parte ciò che Grillo dice e ne traesse dei pensieri propri. Invece no. Al bar Italia sembra di ascoltare tanti Grilli, ognuno preparato su un argomento diverso che malparlano della nostra condizione di incatenati al muro delle ombre. Ognuno di questi Grilli si sente libero e pensa di scorrazzare per il mondo reale insultando chiunque non scorrazzi con loro. Io non entro nel merito, amico caro, degli argomenti di queste persone, perché non parlo di ciò che non so. Però non immagini la sofferenza ad essere insultato da chi si sente libero perché vede le ombre di un altro muro, diverso dal suo. Che centra la politica con Grillo, ti chiederai. Il problema è questo. Grillo è un comico che urla. Cavalca l’onda, scende in piazza e acquista popolarità. Riempie teatri, vende biglietti. Fa il suo lavoro. Dov’è il problema, la malattia di Grillo. Grillo deve far satira, non potrebbe fare altrimenti. Grillo critica, dice cose giuste ma ovvie. Non ci vuole Grillo per dire che la nostra classe politica è ridicola, non ci vuole Grillo per criticare. Io, amico mio, forse ho troppa fiducia nelle persone e credo che ognuno dovrebbe essere in grado di essere critico senza dovere ricorrere ad idee preconfezionate. Ora ti prego di non credere che io neghi ciò che Grillo dice. Ti ho gia detto che non entro nel merito anche perché dire ovvietà è un modo per non sbagliare e Grillo non sbaglia. Prendere in Giro Prodi è come sparare sulla croce rossa, non capisco dove sia l’innovazione, la brillantezza del Pagliaccio. Lo sa l’Europa intera che l’Italia ha bisogno di rinnovamento…pensa caro amico che il nostro presidente ha 81 anni. Come possiamo pensare che l’Italia rinnovi?  Ci vuole Grillo che che ci dica che la sanità non funziona? No, non ci vuole Grillo. Ma va bene cosi, Grillo stesso fa parte del sistema dal momento in cui le sue critiche sono incostruttive, volte allo sconvolgimento di un sistema. Ti spiego. Tommasi di Lampedusa ne Il Gattopardo  ci dice che “Bisogna cambiare tutto affinché non cambi nulla”. Fu una premonizione che però descrisse l’Italia e il nostro destino già nel ‘57. Questo siamo in Italia. E’ scritto. Dunque Grillo è solo il moto rivoluzionario che contribuisce al fatto che, di nuovo, nulla cambi. E così sia.</p>
<p>Mentre ero al bar dello sport il mio grido è rimasto soffocato dallo sbalordimento di sentire tante idiozie. Il mio grido era propositivo. Idealmente ho gridato a tutti i politicanti del bar dello sport di badare a ciò che dicevano,non per altro perché la loro visione era limitata al loro piccolo mondo. Un politico, buono o cattivo che sia, ha una visione che scavalca gli orizzonti della stessa nazione. Questo non vuol dire che i politici facciano bene il loro lavoro. Questo vuol dire che bisogna valutare attentamente uno scenario che richiede ben più di qualche ora passata ascoltando radio radicale o un “comizio” del Pagliaccio. Chiedevo insomma, ai miei ideali interlocutori, di studiare a fondo quello di cui parlavano con banalità. Purtroppo io sono convinto che la verità non sia per tutti. Rimango della mia convinzione. A troppi fa comodo usare idee preconfezionate.</p>
<p>Mi chiedesti una volta quale fosse la mia posizione in politica. Come immaginerai non mi immedesimo in nessuno e nessuna ideologia corrente. Credo alla libertà ma anche al bene comune e credo che talvolta il bene comune possa prevaricare la libertà. Questa è filosofia politica e a me non interessa parlarne adesso. Sappi che attualmente deploro con rabbia l’inconsistente sinistra Italiana composta di tanti individualismi e particolarismi cechi della realtà convinti di vivere ancora cento anni fà. Odio la ridicola sinistra più di quanto odi la corruzione della destra. Il centro? Bhe…tu conosci il mio ghigno quando si parla di Mastella o Casini. Del resto tu mi conosci, e lo sai.</p>
<p>Ti lascio alcuni interrogativi. Mi piacerebbe ricevere una risposta sincera.</p>
<p>Credi all’uguaglianza sociale, siamo tutti uguali? Tutti possiamo portare gli stessi benefici alla collettività ?  Se credi che siamo diversi, come gestire questa diversità?</p>
<p>A presto,</p>
<p>Antonio</p>
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		<title>Scegliere</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 21:27:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cosa vuol dire essere liberi??? E&#8217; forse libero chi fa cio che vuole? E&#8217; forse libero chi non ha limiti? O è libero chi non sceglie? Scegliere è escludere e scegliere è inevitabile&#8230; Evitare di scegliere è comunque una scelta,la scelta di non scegliere,quindi è comunque un esclusione di qualcos&#8217;altro.Non siamo liberi, siam costretti,siam obbligati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa vuol dire essere liberi???<br />
E&#8217; forse libero chi fa cio che vuole?<br />
E&#8217; forse libero chi non ha limiti?<br />
O è libero chi non sceglie?</p>
<p>Scegliere è escludere e scegliere è inevitabile&#8230;<span id="more-25"></span><br />
Evitare di scegliere è comunque una scelta,la scelta di non scegliere,quindi è comunque un esclusione di qualcos&#8217;altro.Non siamo liberi, siam costretti,siam obbligati a scegliere.Che sia  bene o male questo io nn so dirlo.So solo che contiamo a precluderci possibilità&#8230;piu di quelle che accogliamo.</p>
<p>E quanto è libera la scelta?<br />
Ogni mattina andare al lavoro o meno è una scelta&#8230;la definiresti forse una scelta libera?Certo puoi decidere di non andarci, puoi darti malato. Scegli ogni giorno di rimanere attaccato alla vita, di non uccidertie  pure quella è una scelta. La maggior parte delle scelte però noi non le facciamo, le ripetiamo. Non ci poniamo piu la domanda. La pigrizia ci assale e nulla è piu nuovo. Alzarsi,si, fare colazione,si, lavarsi,vestirsi, si&#8230; usanze, costumi&#8230;non piu scelte. Ecco dunque la libertà. Essere liberi vuol dire fuggire gli schemi e le usanze, fuggire la consuetudo, volar via. Essere liberi vuol dire scegliere, porsi domande  e darsi ogni volta una risposta diversa, anche se uguale a quella del giorno prima ma semppre frutto di una scelta nuova. Scegliere vuol dire essere liberi.</p>
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		<title>Il bene ontologico</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 21:24:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Che fine ha fatto? Che fine ha fatto il bene ontologico? E&#8217; ovunque, la mia ricerca nn poteva che nn passare anche di qui&#8230;ognuno si crea il proprio bene ontologico mandando a puttane il senso stesso della ricerca. Ognuno se lo sceglie, ed ognuno contraddice i termini della sua propria ricerca; che non esista? No! E&#8217;che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che fine ha fatto?<br />
Che fine ha fatto il bene ontologico?<br />
E&#8217; ovunque, la mia ricerca nn poteva che nn passare anche di qui&#8230;ognuno si crea il proprio bene ontologico mandando a puttane il senso stesso della ricerca.<br />
Ognuno se lo sceglie, ed ognuno contraddice i termini della sua propria ricerca; che non esista? No! E&#8217;che in realtà nessuno lo cerca più!<br />
Vuoi sfuggire?? Vuoi scoprire la verità?? Smetti di credere, inizia a cercare da capo, rinuncia alle tue certezze, alle basi della tua ragione e scoprirai un mondo costruito al contrario, che gira al rovescio. Non mi credi?? Il mio bene non è il tuo eppure per me è l&#8217;optimum! Dunque cosa?<br />
Rinuncia al giudizio senza rinunciare al pensiero! Anche io affermando questo giudico&#8230;giudico te e vado contro la ricerca.  Forse tu, ed io, e tutti quelli che esistono, ecco, forse tutto questo è bene. E&#8217; un AND logico tra tutti?? No! Secondo me è tutti!</p>
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		<title>Applicazioni aziendali in 2.0</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 23:02:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Può una web application aziendale essere 2.0? La risposta è SI! Il 2.0 è una filosofia, un modo di pensare il web ma sopratutto è un approccio. La filosofia 2.0 parte dal presupposto che il lavoro fatto dalla somma di infinitesimi contributi è meno costoso dello stesso lavoro fatto da una sola persona. Wikipedia è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Può una web application aziendale essere 2.0? La risposta è SI!</p>
<p>Il 2.0 è una filosofia, un modo di pensare il web ma sopratutto è un approccio.  La filosofia 2.0 parte dal presupposto che il lavoro fatto dalla somma di infinitesimi contributi è meno costoso dello stesso lavoro fatto da una sola persona. Wikipedia è l&#8217;esempio più chiaro. Una qualunque azienda è di per se, concettualmetne, una struttura di tipo 2.0. Si, avete capito bene: azienda=2.0. Diversi operai fanno diversi lavori che assieme permettono ai capibranca di raggiungere altri risultati che sommati tra loro permettono (o ahinoi non permettono) il raggiungimento degli obiettivi aziendali. L&#8217;operaio è dunque l&#8217;utente di wikipedia che scrive una voce dell&#8217;enciclopedia. I capibranca sono gli amministratori che verificano la qualità e la consistenza del lavoro degli operai/autori. Tutti contribuiscono al successo dell&#8217;Azienda, enciclopedia.</p>
<p><span id="more-65"></span></p>
<p>Partendo da questa sofistica descrizione aziendale è interessante pensare a come progettare in quest&#8217;ottica delle applicazioni.  Immaginiamo di dover creareun gestionale per una azienda che eroga corsi, ovvero vende corsi eterogenei tra loro. Quest&#8217;azienda ci chiede di creare un software che gestisca i docenti, contenga ovviamente anagrafiche e contatti e che gestisca le propensioni dei docenti. E&#8217; verosimile che l&#8217;azienda abbia bisogno di sapere quale docente sia preparato in una certa materia, ma possiamo supporre che all&#8217;azienda faccia piacere anche sapere se un docente si sente preparato o meno in un determinato corso. La risposta a tutte queste risposte è solo una: 2.0.</p>
<p>Se state pensando ai docenti presenti nel portfolio aziendale come a degli utenti&#8230;siete sulla strada giusta. Proseguendo su questa strada potete immaginare che la nostra applicazione si componga di dua parti. La prima parte potrebbe essere una parte gestionale che si occupa di aggiornare il portfolio dei corsi erogabili, la gestione dei clienti, gestione dei corsi e gestione contabile. La seconda parte potrebbe invece essere dedicata ai nostri docenti/utenti.  Ogni docente dovrebbe avere la possibilità di accedere ai suoi dati e modificarli (è suo interesse del resto). Ogni docente dovrebbe essere in grado di potere visionare i corsi che la nostra azienda eroga. Fin qui&#8230;c&#8217;è ben poco di 2.0! La vera rivoluzioneper le dinamiche aziendali potrebbe venire dal permettere ai docenti di autovalutarsi per tutti i corsi erogati. Se un docente ha interesse a insegnare per un dato corso, avrà interesse a valutarsi positivamente per quel corso. Viceversa se un certo corso è per lui materia oscura non si valuterà affatto.  Abbiamo in questo modo ottenuto un meccanismo di autovalutazione che permette all&#8217;azienda di prima di avere un portfolio docenti che è aggiornato (è il docente che lo fà) e sopratutto non vi è l&#8217;onere da parte dell&#8217;azienda di chiedere ad ogni docente le competenze professionali pregresse o magari in via di definizione. Vi sembra poco? Pensate ad intervistare un migliaio di docenti in città diverse. Pensate alla fatica che costerebbe cercare nuovi docenti per ogni nuovo corso aggiunto al portfolio corsi. Il web 2.0 demoltiplica il lavoro ed è estremamente affidabile. Vien da se che è possibile dare un peso diverso ai diversi docenti e mettere a sistema le autovalutazioni con eventuali profili psicologici o anche tenere in considerazione la percentuale di successo dei corsi precedenti. Non credete che questo sia possibile? Chiedete ad <a title="Infologos" href="http://www.infologos.it" target="_blank">INFOLOGOS</a> cosa ne pensano <img src='http://www.barbax.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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